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Zante. I colori dell’Ellade Ionica

Tra tinte forti e spot che lasciano senza fiato, come la fotografatissima spiaggia del “Navagio”, scopriamo l’isola di Ugo Foscolo Sara Stefanini Turchese come l’acqua cristallina che incornicia Zante, verde come la rigogliosa vegetazione mediterranea che la ricopre, giallo come il miele che delizia il palato degli abitanti e non solo. Questi sono solo alcuni colori della tavolozza del pittore che sembra aver dipinto questa meraviglia nel cuore del mar Ionio. Terra non solo di spiagge bianchissime e calette nascoste, ma anche di ulivi e villaggi di campagna dove anziane signore davanti ai loro banchetti sulla strada attendono speranzose che qualche turista acquisti olio, liquore o miele di loro produzione. Zákynthos è la terza isola per estensione e popolazione dell’arcipelago delle isole Ionie. Ben nota per aver dato i natali al poeta Ugo Foscolo, il quale scrisse il celebre sonetto “A Zacinto” e altrettanto conosciuta per la baia del Navagio, che con il suo relitto nascosto da due alture, è tra le spiagge più fotografate di tutta la Grecia. Ma Zante rimane ancora un’isola tutta da scoprire. Per visitarla, occorre munirsi di un’auto perché le corse degli autobus sono poche e non arrivano dappertutto. C’è anche la possibilità di noleggiare […]

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La descrizione dell’isola di Zante in Ugo Foscolo e Dionysios Solomos

La patria: l’isola di Zante L’isola di Zante è sia per Foscolo sia per Solomos la patria, il luogo d’origine, di cui, da lontano, si ricorda con nostalgia la bellezza. Nel mare, che circonda l’isola, infatti, secondo la mitologia greca, “nacque Venere” che con il suo sorriso ha donato parte del proprio fascino ai luoghi, in cui è vissuta, per cui le valli, le colline, i monti e persino i “dirupi” presentano un aspetto armonioso. Mentre Solomos si limita a descrivere l’incanto del paesaggio, Foscolo aggiunge a questa tematica, quella dell’esilio. Il poeta è convinto, infatti, che non rivedrà più la propria terra d’origine, ma morirà in una terra straniera. I due poeti scelgono la stessa forma metrica: il sonetto che nella sua brevità condensa il senso di rimpianto e di nostalgia che suscita il ricordo della patria lontana. A Zacinto (Foscolo) Né più mai toccherò le sacre sponde ove il mio corpo fanciulletto giacque, Zacinto mia, che te specchi nell’onde del greco mar da cui vergine nacque Venere, e fea quelle isole feconde col suo primo sorriso, onde non tacque le tue limpide nubi e le tue fronde l’inclito verso di colui che l’acque cantò fatali, ed il diverso esiglio per cui bello di […]

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Viaggio a Zante

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October 2017
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